Rassegna stampa
Tratti dal quotidiano locale "La provincia pavese" >>>>>>>
10 SETTEMBRE 2008
Multe fino a 500 euro per writers e fracassoni
PAVIA. Si discuteranno lunedì in giunta. Sì, discuteranno: perché i provvedimenti in materia di sicurezza dovranno essere efficaci, ma anche ragionevoli. Niente ordinanze bizzarre, più d’effetto che altro. Queste le indicazioni del sindaco Piera Capitelli ai suoi collaboratori. Insomma gli strumenti messi a disposizione dal decreto sicurezza firmato dal ministro dell’Interno Maroni saranno utilizzati pure a Pavia, ma con buon senso. Palazzo Mezzabarba s’accinge a riaprire le ostilità contro i writers, nemici storici delle amministrazioni comunali, e a dichiarare guerra ai fracassoni. Dunque guerra ai fracassoni notturni, dai comportamenti lesivi della quiete pubblica e non solo. Perché sono in arrivo maxi multe per chi lascerà lattine e bottiglie di birra vuote in strada e chi scambia la strada per una latrina, magari dopo una serata passata a bere in compagnia degli amici. Ma c’è anche un terzo filone, che peraltro presenta i problemi più grossi sul piano dell’applicabilità: le aree dismesse come l’ex Snia e l’ex Necchi. «Aree in cui è necessario intervenire - spiega il responsabile della polizia locale, Ilaria Balduzzi - sul fronte della sicurezza e dell’igiene». Ma qui i problemi da risolvere sono appunto parecchi: perché un conto è dare una maxi multa di 500 euro a un writer, un conto a un grosso proprietario immobiliare. «Per questa ragione - aggiunge Balduzzi - stiamo vedendo di rendere il più possibile incisivi questi provvedimenti. Ma gli strumenti, in questi casi, sono quello che sono». Il comandante dei vigili urbani di Pavia smentisce l’ipotesi secondo la quale il Comune intenderebbe obbligare i proprietari delle aree dismesse ad assoldare vigilantes con il compito di controllarle. Più facile, almeno sulla carta, applicare il decreto Maroni a writers e a fracassoni. «Stiamo pensando a sanzioni amministrative più severe - dice ancora la Balduzzi - , d’altronde il decreto prevede multe che vanno da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro. I writers saranno puniti con una multa, ma anche obbligati al ripristino della facciata prima del loro intervento. In questa opera di contrasto le videocamere ci aiuteranno». Aiuteranno? «Certo, perché anche le videocamere hanno dei limiti, penso per esempio alla possibilità che gli imbrattatori indossino dei copricapi che rendono quantomeno problematica l’identificazione», precisa la Balduzzi. Provvedimenti, quelli che il sindaco discuterà lunedì con i suoi collaboratori, anche in chiave antifracassoni. «Non c’è alcuna intenzione di criminalizzare chi si diverte, ma è anche evidente che dobbiamo dare risposta a quei cittadini che si lamentano di certi comportamenti». Come fare chiasso, sporcare le strade, bivaccare. «Ma restano da decidere - conclude il comandante dei vigili urbani, Ilaria Balduzzi - i metodi e gli importi delle sanzioni».
GIOVEDÌ, 17 LUGLIO 2008
Gli studenti affamati di notizie: «Ci aiuta» I depliant a ruba, ma non tutti sono contenti
Duemila all’Università, Porte aperte ha fatto boom
Occasione apprezzata dagli studenti «Meglio venire qui che guardare il sito su internet»
PAVIA. Quasi duemila presenze, più dello scorso anno: «Porte aperte» è promossa dagli aspiranti studenti dell’ateneo pavese: indispensabile un contatto diretto con i docenti e chi è già studente per scegliere. C’era la folla delle grandi occasioni per l’inaugurazione della manifestazione organizzata dal Centro Orientamento ieri mattina in Università. Prima tutti a registrarsi alle attività in Aula del ’400 poi la sfilata agli stand di facoltà e servizi agli studenti nei cortili dell’università centrale. Le novelle matricole si muovevano a gruppetti, alcuni con mamma e papà, caricavano depliant e facevano la coda per parlare con i docenti.
Fabrizio Dell’Anna di Travacò Siccomario, diplomato al Cardano spiega: «Io non so ancora cosa fare e dato che sul sito non si capisce molto, sono venuto per parlare direttamente con le persone. E’ un’ottima cosa» racconta. E Micol Previde Massara, diplomata con 90 al Liceo Scientifico Cairoli di Vigevano commenta: «E’ un’iniziativa utile soprattutto per chi è ancora indeciso». Lei ha scelto di iscriversi a Fisica, a Pavia perché «è comoda, tranquilla». Ha chiesto informazioni sul progetto Erasmus e sui pre-corsi: «Purtroppo sono arrivata tardi e il materiale informativo era finito» racconta. Bilancio positivo per Mattia Mazzucchelli, aspirante fisico: «Sono riuscito a parlare con due docenti. Ho chiesto se aver fatto il classico fosse un problema e uno dei due mi ha incoraggiato dicendomi che l’ha fatto anche lui». E’ andato a visitare le aule dove seguirà le lezioni e osserva: «Vengo dal Cairoli di Vigevano che cade a pezzi: a Fisica, con quei muri scrostati, mi sentirò in un ambiente famigliare». Ippolita Stella, anche lei vigevanese, si iscriverà invece a Lettere Classiche ed è indecisa sui collegi: «Vorrei entrare al Ghislieri perchè si tratta di un’istituzione prestigiosa ma ho paura, è un ambiente molto diverso da quello in cui sono cresciuta» racconta.
Virginia Cento, aspirante medico vigevanese è venuta a raccogliere informazioni sul test: «Partecipare a Porte Aperte è molto diverso che guardare solo il sito web. Ho parlato con un professore per capire come prepararmi all’esame di ammissione: mi ha detto di studiare chimica». Alessandra Cassano, di Paderno Dugnano ha fatto la triennale in Cattolica a Milano e per la specialistica è orientata su Pavia. Di Porte Aperte dice: «E’ molto mirata sulle matricole, un po’ carente per chi la triennale l’ha già fatta».
Non tutto è però filato liscio: una ventina di studenti di Fattispazio armati di bandiere arancio si sono confusi tra chi distribuiva materiale informativo davanti all’aula del’400 e hanno distribuito volantini a future matricole e genitori: «Oggi le porte sono aperte, domani ti verranno chiuse in faccia». «Vogliamo smascherare la campagna pubblicitaria dell’Università di Pavia che promette un’isola felice dove si studia e si vive bene» spiega Lorenzo Spairani, portavoce del gruppo. Il volantino racconta «la vera vita degli studenti» a Pavia, dalle lezioni «nozionistiche» agli ostacoli per la vita sociale e culturale imposte da residenti e comune: «L’Università di Pavia e la città hanno tutte le potenzialità per essere davvero isole felici. Ma un’università che punta all’eccellenza deve aprirsi dei suoi studenti e farsi portavoce dei loro bisogni anche nella città. Invece si è chiusa» dichiara Orsola, di Economia.
Anna Ghezzi
Domenica 6 luglio
Il circolo prende posizione sull’iniziativa «Fattispazioday» e i rapporti con il Comune
Radio Aut: «Non fermiamo il dialogo»
PAVIA. Il direttivo del circolo Radio Aut ha preso posizione sul “Fattispazioday” con alcune precisazioni. Ovvero, la contestazione non esclude il dialogo istituzionale, quanto mai necessario di questi tempi. In un volantino distribuito mercoledì sera in occasione della prima manifestazione organizzata dal nuovo soggetto giovanile, si spiegava che Radio Aut è nato proprio come «risposta all’esigenza studentesca di uno spazio dove potessero convivere aggregazione e organizzazione di eventi culturali» e che esso aderisce «con entusiasmo» alla campagna “Fattispazio”.
Tuttavia si denuncia «lo spiacevole episodio del volantino non firmato», fatto circolare poco dopo l’ordinanza di chiusura anticipata durante la prima e unica partita degli Europei trasmessa in piazzetta San Marino, e che portando come unico riferimento Radio Aut pur non essendo da esso promosso, aveva interrotto il dialogo del circolo con l’amministrazione comunale. Questo fatto aveva infatti portato alla revoca della disponibilità di Piazzetta San Marino e «allo sfiancante lavoro di diplomazia per ottenere in sostituzione piazza Leonardo da Vinci».
Il direttivo auspica che quella di mercoledì non rimanga solo una bella festa ma «un punto di partenza per raccogliere le energie che si muovono per cambiare il volto alla città». I ragazzi di Radio Aut concludono: «Siamo convinti che l’individuazione immediata di obiettivi concreti e una maggiore collaborazione e trasparenza tra gruppi e i singoli partecipanti possa aiutare nel difficile lavoro che ci aspetta, non dimenticando il sostegno e la difesa di quei pochi spazi che ci restano». Ovvero: prima di chiedere altri spazi bisogna difendere quelli che ci sono già.
VENERDÌ, 04 LUGLIO 2008
Fattispazio va in piazza «Troppa burocrazia»
La richiesta dei giovani: «Vogliamo esprimerci»
PAVIA. Non è stata un’occupazione nel senso illegale del termine: i ragazzi di Fattispazio i permessi ce li avevano tutti per la manifestazione di mercoledì sera. «Vogliamo che la città abbia delle regole che funzionino nella concessione degli spazi, ovvero che chi vuole organizzare qualcosa non abbia sempre i problemi che abbiamo avuto noi», spiega Lorenzo Spairani. Il neonato movimento riunisce personaggi storici dell’associazionismo giovanile e studentesco e tanti battitori liberi che con politica non hanno mai avuto a che fare, radunati intorno a un malcontento diffuso.
La trafila burocratica per ottenere gli spazi è lunga e complicata: «L’autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico deve passare attraverso la giunta: non si tratta solo di un passaggio burocratico ma di una sorta di vaglio politico», continua un altro ragazzo che si fa chiamare Joe. Per organizzare una manifestazione come quella di mercoledì in piazza Duomo poi trasferitasi sotto Palazzo Mezzabarba con musica, birra e percussioni, occorrono almeno quattro permessi: «Prima ci siamo mossi per ottenere dalla giunta il permesso, necessario se l’area occupata supera i pochi metri quadrati. Per vendere birra e cibo serve il permesso dell’ufficio del commercio, per qualunque tipo di spettacolo esclusa la giocoleria serve il permesso per pubblico spettacolo e poi la deroga per l’impatto acustico che viene rilasciato dall’ufficio ambiente» spiega Lorenzo.
Quindi bisogna dedicare almeno una settimana a tempo pieno per sbrigare la burocrazia, girare gli uffici e convincere la giunta a votare a favore. Ma «una volta che si apre il consenso della giunta è tutto più facile». Dunque, come fare se non si è studenti e non si ha tutto quel tempo? Anche perché dopo tutto questo i ragazzi si sono dovuti procurare il permesso della questura per la fiaccolata dello scorso mercoledì sera, impresa più difficile del previsto a causa di una concomitante manifestazione di Forza Nuova e la preoccupazione di non fomentare scontri che li ha costretti ad anticipare il corteo, inizialmente previsto per le 22.30. I ragazzi di Fattispazio hanno colonizzato i portici del palazzo vescovile con striscioni (“L’università è cosa nostra”, “Riprendiamoci gli spazi”) e giochi di piazza, mentre i passanti guardavano incuriositi prima, e poi “spaventati” del fatto che sarebbero potuti rimanere per tutta la sera. La notte è trascorsa tra danze e graffiti - rigorosamente fatti su pannelli appositi - sotto lo sguardo di vigili e carabinieri. «Basta con le grandi iniziative calate dall’alto, sarebbe più produttivo e economico lasciare spazio ai giovani con idee da realizzare». Il direttivo di Radio Aut ha appoggiato l’iniziativa con un volantino che però rimarca la sua posizione: sì alla contestazione, ma senza lasciar cadere il dialogo con le istituzioni, più necessario che mai.

MERCOLEDÌ, 02 LUGLIO 2008
OGGI LA MANIFESTAZIONE
I ragazzi di Fattispazio vanno in piazza Tanti giochi per riprendersi la città
Oggi alle 17.30 il movimento Fattispazio sarà in piazza Duomo a Pavia per sensibilizzare la cittadinanza sul problema degli spazi sociali. Giocolieri, maschere, performance artistiche di Ryan e lezione di percussioni tenute dagli allievi del Vittadini, un torneo di calcio a cinque e sfide a rubabandiera nel pomeriggio.
Verranno distribuite cento bandiere arancio da appendere ai balconi e straccetti con il logo del movimento per rivendicare la possibilità di accedere agli spazi cittadini. Dalle 22.30 i sostenitori agglomerati intorno al blog fattispaizo.noblogs.org (200 visite al giorno) sfileranno per le vie del centro fin sotto il Comune con fiaccole e bandiere insieme ai santi protettori degli studenti: San Giovese, per lo studente che esce e vuole spendere poco, san Siro Comi Martire, San(s) Papier, San Toro, patrono degli Erasmus del Mediterraneo che annoiato dalla sonnolenta atmosfera di Pavia ha trasformato l’acqua in sangria.

DOMENICA, 29 GIUGNO 2008
Gli universitari in piazza per protesta
PAVIA. Bandiere arancioni appese ai balconi o attaccate agli zaini. E’ quello che si potrebbe vedere da mercoledì, quando gli universitari daranno voce al “Fatti spazio”, la campagna per gli spazi sociali. Un’idea che nasce da più parti con una percezione comune: la mancanza di spazi per i giovani. Anche a partire dalla chiusura anticipata imposta ad alcuni locali e punti di ritrovo del centro storico, tra cui Radio Aut e Sottovento. «Per rivendicare i diritti degli studenti che pagano gli affitti e le tasse e dopo una giornata di studio e lavoro si vedono negati gli svaghi» dicono i promotori. Martedì 2 luglio in piazza Duomo gli studenti daranno voce alle campagne anticipate nel blog del gruppo (fattispazio.noblogs.org): «Uno straccio di spazio, per reclamare spazi sociali in città e affermare l’esistenza degli studenti» e la campagna «Boycotta e fai boycottare l’università di Pavia», quest’ultima come”esplicita critica a un’università che punta al marketing per attirare studenti-clienti. A partire dalle 17.30 musica e sfide a calcetto e ruba bandiera, dalle 22.30 fiaccolata per le vie del centro.
SABATO, 21 GIUGNO 2008
«Pavia è una città per vecchi»
L’assessore agli studenti: «Per voi spazi in periferia»
PAVIA. L’assessore alla Politiche Giovanili Maria Teresa Nizzoli ha congelato gli studenti sulla questione degli spazi: «Se le rivendicazioni continueranno solo per spazi all’interno della cerchia delle mura non si va da nessuna parte» ha spiegato, «Il cuore del problema è che Pavia è una città di anziani, molti hanno investito sostanzialmente nell’edilizia anche per studenti. Voi siete una risorsa economica per Pavia ma dovete iniziare a vivere la città fuori dalle mura spagnole».
È accaduto ieri al quinto Congresso del Coordinamento per il Diritto allo Studio al Collegio Valla.
L’incontro si era aperto con la relazione del segretario uscente Elena Fava che prima di rivolgersi ad attori esterni ha puntato il dito contro i limiti dell’associazione stessa: «Senza una seria riflessione sulla vera rappresentatività rischiamo di perdere la nostra capacità di attrarre consenso e perdere di vista quanto accade fuori dalla nostra associazione» ha sottolineato, «dobbiamo investire sulla formazione interna e sul contatto diretto e costante con gli studenti».
Ha inoltre messo in luce come il vero punto debole siano stati i servizi agli studenti: «Radio Aut non deve essere solo un centro di aggregazione culturale. Il mancato decollo dei servizi come il Cercacasa, il Cercalavoro e la compilazione dei modelli Isee ha fatto venir meno uno degli scopi per cui era nata la mutua studentesca, ovvero rispondere ad esigenze nate dal basso».
L’attenzione si è poi spostata all’esterno, denunciando ancora una volta «l’ingiustificata chiusura di questa amministrazione universitaria» e la lotta sul duplice fronte Comune/Università: «la capacità di attrarre studenti della città rimane forte, ma non altrettanto la capacità di mantenerli per la mancanza di investimenti verso questa importante componente della società pavese con misure rivolte a trasporti, affitti e spazi sociali».
L’assessore Maria Teresa Nizzoli ha risposto agli studenti senza mezzi termini, invitandoli ad uscire dal centro storico per far ripartire il dialogo: «Bisogna rianimare anche le periferie, altrimenti i costi degli affitti e quelli sociali della ricomposizione di conflitti continueranno a salire». Ha però invitato gli studenti a partecipare alla costruzione del Piano Locale Giovani, annunciando la possibile creazione di un bando per Pavia Città Universitaria che permetterà, tra le altre cose, di attrezzare nove piazze con la tecnologia wireless aperta a tutti. Il prorettore Mario Stefanelli sulla questione infinita dello Statuto dei Diritti degli Universitari, da anni in discussione ha commentato: «Mi hanno assicurato che non c’è problema, che è tutto pronto per designare il Garante degli studenti e manca solo la persona».
Nel corso del congresso, che si è chiuso intorno alle 18, sono stati eletti Annamaria Begnamini, nuovo segretario fino al 2010 e Michele Orezzi, responsabile dell’organizzazione.
Anna Ghezzi
Feature su GlobalProject.org a proposito di Fattispazio
Liberamente tratto dal giornale universitario Inchiostro :
Pavia la bella addormentata sul Ticino
di Francesco Rossella
Alla fine è successo: dopo i limiti d’orario imposti al Sottovento, è arrivato anche lo stop per Radio Aut. Dal mese di maggio infatti il prefetto ha stabilito la chiusura dello storico ARCI pavese alle dieci di sera, il che equivale a decretare di fatto la morte del locale e di tutto ciò che ci gravita attorno.
Per chi non lo sapesse, infatti, Radio Aut non è semplicemente un circolo ARCI, un luogo “di sinistra”, un ritrovo per studenti di una certa appartenenza politica: è un posto dove ogni studente pavese può passare la sera e trovare altri suoi coetanei, discutere con loro sorseggiando una birra, che tra l’altro costa ancora poco relativamente al prezzo praticato dagli altri locali. Non solo: è anche un ambiente dove si fanno delle interessanti iniziative culturali, proprio come il Sottovento. Già, ve lo ricordate? E come dimenticarsene del resto: un altro ritrovo della Pavia “alternativa” obbligato a chiudere alle 23.
A questo punto sorgono spontanee alcune domande: ad esempio, perché i giovani che si affollano fuori da questi locali vengono considerati dei disturbatori della quiete pubblica (se non addirittura dei drogati o dei “balordi” come li definì a suo tempo un assessore provinciale) e la stessa cosa non accade a coloro che si ritrovano davanti a un altro locale in Strada Nuova? E’ da escludere, a logica, che i residenti di quest’ultima zona siano più tolleranti di quelli di via Comi. Si potrebbe poi malignamente insinuare che a questo locale non dispiacerebbe avere meno concorrenza…E poi, sono stati pensati dei nuovi spazi ricreativi per i quasi ventitremila universitari pavesi? Per non parlare del paradosso che sia proprio una giunta (sedicente) di sinistra a imporre la chiusura anticipata di un circolo ARCI. Verrebbe forse da sospettare che le proteste di qualche anziano e poco tollerante cittadino pavese siano politicamente più importanti delle esigenze di migliaia di studenti fuori sede, che non possono votare.
A ben vedere, però, il punto è un altro: di questo passo Pavia rischia di scivolare ancora di più nell’apatia a cui ormai sembrano essersi abituati un po’ tutti. A tal proposito, il confronto con altre storiche città universitarie come Bologna o Perugia, le cui strade sono sempre piene di ragazzi ben più rumorosi di quelli che si ritrovano davanti a Radio Aut senza che per questo si gridi allo scandalo, non fa che mettere in luce la mancanza di proposte che caratterizza la vita universitaria della nostra nebbiosa città. Certo, la qualità didattica dell’ateneo rimane eccellente, come del resto confermato da classifiche e inchieste: tuttavia, quello che manca è proprio tutto il resto, ciò che va al di là dell’insegnamento universitario.
Pavia città campus? Non scherziamo, per favore! Altrimenti i veri campus, quelli americani, potrebbero offendersi. “A Pavia si vive e si studia bene”, recita il motto: sullo studio, nulla da eccepire. Sul vivere bene, invece, di cose da dire ce ne sarebbero, eccome: non basta una notte bianca condita da qualche pur interessante iniziativa culturale o dalla presenza dell’ospite famoso di turno per parlare di città attiva e a misura di giovani, così come non bastano le feste dei collegi che si organizzano proprio in questa stagione per cambiare il giudizio negativo su una città il cui grigiore sembra corrispondere perfettamente al clima che la caratterizza d’inverno. Oltretutto, da quest’anno pare sia impossibile, sempre per i soliti presunti motivi di disturbo della quiete pubblica, che le feste dei collegi si svolgano in centro, come era spesso accaduto, dato che verranno dislocate in cascine sperdute in mezzo ai boschi della pianura padana, a considerevole distanza da Pavia, con tutti i disagi che ne conseguono per la maggioranza degli studenti che si ritrova sprovvista di mezzo proprio e che pertanto deve fare affidamento su servizi-navetta troppo spesso inefficienti e inadeguati.
In definitiva, bisogna che le autorità si rendano conto che gli studenti non sono solo una risorsa da sfruttare per le tasse, ma rappresentano una risorsa da valorizzare a trecentosessanta gradi: la qualità di un ateneo non si misura solo dal livello dei corsi accademici che vi si tengono, ma anche dalle opportunità che i giovani hanno di trovarsi al di fuori dell’università, dalla possibilità o meno che viene loro data di vivere la città…E’ proprio questo che finora è mancato qui. A Pavia si studia e si vive bene quindi? Per la risposta, ripassare tra qualche anno…
